Arte in Barriera

Arte in Barriera was a call for applications about designing 13 blank facades on public and private buildings in Turin’s Barriera di Milano district, a working class and former industrial quarter.

Arte in Barriera concept

Concept

È quasi impossibile trovare dei sinonimi per la parola “barriera” che non rimandino all’isolamento fisico, culturale, ideologico o sociale. Limite, confine, blocco, divisione, separazione… associazioni che il nome Barriera di Milano involontariamente evoca e che corrispondono in parte ad una reale introversione che oggi il quartiere si ritrova ad affrontare. Anche i muri − oggetto di questo concorso −  diventano facilmente sinonimo di barriera. Come piccole placche tettoniche dislocate e diffuse nel quartiere, essi raccontano la storia di un tessuto urbano frammentato, tagliato e interrotto. C’è anche chi queste facciate le chiama muri ciechi, proprio per la loro incapacità di vedere e per il fatto di oscurare la vista a chi, dietro quelle facciate, ci abita.

Ci siamo dunque chiesti come poter far parlare degli elementi di natura così muta, come eliminare la loro cecità senza ridurre questo esercizio a semplice decoro urbano. Abbiamo iniziato la nostra analisi concentrandoci sulla loro orientazione e scoprendo che esite un’associazione diretta − ma ancora non svelata − tra le facciate cieche e gli elementi del paesaggio torinese circostante. Alla scala di quartiere ci accorgiamo che le facciate guardano verso altri edifici, a volte addirittura verso altri muri ciechi, oppure verso un parco, un albero, un campo da pallacanestro: elementi semplici ma essenziali nella definizione dell’identità del quartiere. Allargando il campo di analisi notiamo, inoltre, che le facciate più alte guardano verso gli elementi più iconici del paesaggio urbano e naturale del capoluogo: la linea morbida delle colline, le cime delle Alpi, il profilo delle cupole, dei campanili e delle torri moderne.

Arte in Barriera via Montanaro
Arte in Barriera via Montanaro collage

La nostra proposta consiste nel rendere esplicita questa associazione trasformando le facciate in degli specchi.

Quest’azione, nella sua semplicità, attiverebbe delle liasons tra oggetti reali e riflessi completamente inedite. Benché il progetto proponga l’installazione di uno strumento ottico di precisione scientifica, le forme che vi risulterebbero sarebbero di un’imprevedibilità pressoché caleidoscopica. Immaginiamo poterci affacciare da un appartamento al quarto piano e poter vedere riflesso il profilo della Mole Antonelliana là dove prima vi era solo un muro cieco. Poco lontano in una stanza orientata verso est un uomo scopre da un giorno all’altro la luce del tramonto colorare il soffitto. Gli specchi trasformerebbero le facciate in enormi polaroid urbane ritraendo il quartiere di Barriera all’interno di una cornice urbana e paesaggistica più vasta. L’operazione che proponiamo permetterebbe da una parte di riportare l’immagine degli elementi del profilo di Torino a Barriera, ma dall’altra di amplificare la visibilità di quest’ultimo in contesto più largo: dalla collina di Superga o dall’alto della Torre Littoria sarebbe possibile intravedere le tredici superfici specchianti brillare sotto la luce del sole.

In occasione di un recente progetto fotografico è stato scritto che Torino è “la timida ragazza un po’ all’antica che dà confidenza lentamente e si scopre bella nel riflesso di una vetrina, sulla superficie di una pozzanghera o nei finestrini di un autobus in corsa”. Il quartiere di Barriera, contrariamente al centro storico,  non ha ancora maturato una vera consapevolezza della sua immagine. La possibilità di riscoprirsi spontaneamente in uno specchio − quasi per caso, guardandosi da nuovi angoli e riconoscendosi in un contesto amplificato − sarà l’inizio di un nuovo percorso d’autocoscienza. È proprio attraverso il riflesso dello specchio, infatti,  che abbiamo la possibilità di riportare gli occhi verso noi stessi e di ricostruirci là dove effettivamente siamo.

Declinazione

La declinazione della proposta murale su oggetti d’uso comune rende ancora più esplicita la semplicità e l’efficacia della proposta. Il concept è sempre lo stesso, ciò che cambia è solo la tecnica di applicazione che permette di rendere riflettente qualsiasi tipo di oggetto. Pensando ad esempio a dei semplici souvenir,  gli specchi potrebbero prendere la forma di artefatti già largamente diffusi. Il progetto, inoltre, potrebbe essere il punto di partenza per una campagna di marketing urbano. Questo permetterebbe di dialogare con quella tendenza tutta contemporanea di messa in valore dell’individuo introdotta dai social networks dando la possibilità di etichettare selfies e scatti fotografici urbani sotto un hashtag comune (es.: #civediamoatorino). Gli stessi teli specchianti utilizzati per il rivestimento delle 13 facciate potrebbero inoltre essere utilizzati per pubblicizzare l’evento “Arte in Barriera” in altre città.

 

Realizzazione

L’attuazione della proposta si base su tecniche di affissione publicitaria tradizionali. Per creare le superfici specchianti proponiamo di utilizzare un materiale che si chiama BoPET, un film polimerico metallizzato inventato negli anni 50 commercializzato anche sotto il nome Mylar. Questo materiale finissimo e leggerissimo è capace di riflettere la luce al 99%, e può essere incollato su dei teli in PVC come se fosse un semplice poster pubblicitario. In seguito, questi teli possono essere applicati sulle facciate con dei agganci metallici.

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